Studio sulla qualità di vita dei quartieri di Arzo, Besazio, Meride, Tremona

7' di lettura 03/02/2022 - La nostra società è oggi attraversata da nuove forme di insicurezza degli individui e da frammentazione delle comunità causate da trasformazioni sociali, culturali, demografiche ed economiche. Tale contesto sta aumentando il livello di vulnerabilità per una parte di popolazione ed in particolare si rileva la crescente difficoltà da parte di alcune famiglie ad assolvere i propri compiti (educativi, assistenziali, di recupero ed integrazione sociale), l’aumento di giovani ed adulti, con carriere lavorative discontinue, che vivono condizioni di insicurezza, precarietà e la diffusione di situazioni di povertà relativa.

Da questi presupposti il Dicastero Politiche sociali e Politiche di genere della Città, – osserva la capadicastero Françoise Gehring - ha voluto approfondire il tema della qualità di vita degli abitanti della “montagna” con particolare attenzione al concetto di “coesione sociale”. La coesione sociale in particolare richiama una prospettiva in cui l’attenzione è rivolta alle persone e ai contesti in cui esse vivono, comprendendo il senso di appartenenza alla comunità locale, inteso come radicamento in un determinato spazio di vita fisico e sociale dotato di valore e di senso. Ad esso si accompagna la capacità di agire in modo solidale e con senso di corresponsabilità, valori fatti propri dalla Città nelle linee strategiche Mendrisio 2030. Lo studio Lo studio si è articolato in un sondaggio quantitativo tramite un questionario inviato a tutte le economie domestiche dei quartieri di Arzo, Besazio, Meride, Tremona nel mese di maggio 2021. Sono stati inviati 1204 questionari in forma cartacea con un rientro di 360 esemplari pari al 29,90%.

Questa percentuale a livello statistico è da considerarsi rappresentativa per la popolazione interrogata e fornisce dati rilevanti, evidenziando anche le specificità dei vari quartieri. Coesione sociale Lo studio evidenzia che la maggior parte degli abitanti vive delle buone esperienze di coesione sociale nei quartieri, che si traducono in reciproca appartenenza e solidarietà, permettendo di creare le condizioni per un contesto di riconoscimento e di condivisione di senso. Emerge comunque una percentuale del 20% di persone a rischio di isolamento sociale. Da qui l’importanza di promuovere la coesione sociale come condizione di benessere delle comunità locale, valorizzando le relazioni tra i membri della società, promuovendo l’assunzione collettiva di responsabilità, percependo i problemi come comuni e non circoscritti a singole persone o gruppi.

Creare occasioni di socialità, utilizzare spazi e offrire servizi sembra direttamente correlato con l’aumento della coesione sociale in un territorio; dall’altro lato lo studio segnala che è la stessa coesione sociale ad essere un fattore predittivo per invogliare la popolazione a partecipare alle attività e a vivere lo spazio. Interesse della popolazione In generale dall’analisi emerge che una metà degli intervistati è interessata ai luoghi pubblici come luoghi d’incontro e un'altra metà è invece piuttosto riservata e meno incline alle relazioni nello spazio pubblico comunale. Riguardo alle attività, viene apprezzato maggiormente l’incontro occasionale in forma di chiacchierate, seguito dal caffè e dallo scambio di favori (per metà degli intervistati), confermando che le attività valorizzate e vissute sono frutto di spontaneità e di attività occasionali. La maggioranza descrive i negozi e il bar come servizi importanti per i quartieri. Sono soprattutto i nuclei familiari con figli e i giovani ad attribuire molta importanza al servizio di ritrovo. Volontariato ed interesse a partecipare L’analisi sul coinvolgimento attivo indica che un terzo, cioè una persona su tre, degli intervistati ha voglia d’impegnarsi nel volontariato. Pure rilevante è il numero di coloro che vorrebbero essere coinvolti in gruppi di discussione in favore della propria comunità.

Lo studio rileva che i cittadini più propensi ad impegnarsi sarebbero quelle nella fascia 18-65 anni, più sono giovani e maggiore risulta l’interesse. Anche i nuovi residenti mostrano una disponibilità più alta rispetto a quelli che vivono da più di 10 anni nel quartiere. I maggiori ambiti di interesse riguardano il coinvolgimento a favore delle persone anziane, delle manifestazioni e del territorio. A livello strategico è dunque importante favorire contesti partecipativi dove la popolazione possa avere voce nella pianificazione dei progetti. Progetto Portinerie e servizi specifici A livello di quartiere si stanno sviluppando luoghi che offrono servizi che richiamano quelli forniti dai portinai dei condomini cittadini di una volta. Si tratta oggi di luoghi di incontro (chioschi, bar o altri locali), già sperimentati in altre realtà cantonali, ove sono inizialmente offerti, secondo i bisogni espressi dagli abitanti, alcuni servizi tipici di portineria. Questi luoghi, se gestiti da persone di fiducia, nel tempo possono diventare veri e propri punti di riferimento per gli abitanti.

Lo studio mostra un significativo interesse da parte della popolazione ad usufruire di certi servizi che una portineria potrebbe mettere a disposizione e in secondo luogo rileva l’interesse di una parte di popolazione (in modo particolare nella fascia 31-45 anni) a partecipare attivamente a un progetto del genere. Ecco quanto osserva l’ingegner Roberto Fridel-presidente di Generazioni & Sinergie (G&S) e partner del progetto: «Il risultato del sondaggio nei quartieri mi ha stupito ed in modo positivo, superando di molto le mie aspettative iniziali. Innanzitutto per l'alto indice di partecipazione della popolazione al sondaggio (quasi il 30%) e poi, cosa del tutto non scontata, perché oltre il 50% dei rispondenti ha dichiarato un proprio personale interesse a partecipare attivamente a un progetto di Portineria».

Quale ruolo per la Città Lo studio delinea per la Città di Mendrisio l’importanza di porsi obiettivi strategici di medio lungo periodo e cercare nel protagonismo delle persone e delle formazioni sociali uno tra i fattori per contrastare la frammentazione, sostenere il sistema delle risposte ai bisogni e quindi promuovere la coesione stessa. «Appare sempre più necessario - osserva ancora la capadicastero Françoise Gehring - individuare approcci utili alla costruzione d’interventi effettivamente capaci di orientare i soggetti coinvolti verso percorsi di successo e quindi, che sappiano attivare, nei diversi territori, itinerari autonomi di relazione tra cittadini, istituzioni, gruppi formali ed informali. È dunque la rete dei servizi alla cittadinanza l’elemento attorno al quale creare occasioni di incontro e opportunità relazionali, opportunità di socialità dunque capaci di agire come elemento favorevole all’inclusione del singolo e al processo di coesione sociale del territorio».

Sviluppi operativi «Dando seguito allo studio - osserva Tiziana Madella, capa settore dell’Ufficio antenna sociale, che ha coordinato lo studio insieme a Sonia Zanetti - alcuni servizi “storici” della montagna come Il Negozietto di Tremona potrebbero trasformarsi ed includere altri servizi di appoggio e di scambio, quali le Portinerie e altre progettualità diventando luoghi e laboratori di coesione sociale. Intorno a questa proposta emerge la necessità e l’opportunità di coinvolgere la popolazione, attraverso gruppi di lavoro, così da renderla più partecipe alle necessità specifiche del territorio».

Lo sviluppo dovrebbe anche tenere in considerazione le caratteristiche demografiche, i gruppi target, i commerci del territorio e i temi specifici, consapevoli che i cittadini sono portatori di interessi diversi e diffusi e che non tutti vogliano incontrarsi negli stessi spazi e/o usare gli stessi servizi. Ancora l’ingegner Roberto Fridel: «Il suggerimento di G&S, rivolto ad autorità politiche e funzionari dell’amministrazione è quello di cogliere questa indicazione dal basso e provare a facilitare, coinvolgendo attivamente chi dei quartieri vorrà parteciparvi. Tutto questo può inoltre generare quella coesione sociale che, in quartieri non cittadini, rappresentano una grande risorsa collettiva, alternativa e complementare all’intervento pubblico».

Conclude la municipale Françoise Gehring: «Lo studio realizzato diventa, in termini di innovazione sociale, un modo per coinvolgere soggetti interessati alla comunità per sperimentare e innescare quel mutamento culturale promosso dalla stessa OMS che prevede di intensificare i pensieri e i processi intersettoriali dentro e fuori i servizi. Solo così si potrà trasformare il concetto di salute da “stato di benessere psicologico, emotivo” a “capacità di adattamento e di autogestione di fronte alle sfide sociali, fisiche ed emotive, con cui siamo confrontati».






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 03-02-2022 alle 17:29 sul giornale del 04 febbraio 2022 - 104 letture

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